1.3. Aggressivitأ : cos’أ¨ e come si manifesta p. 20 1.4. Il bullismo 2009. 6. 9.آ ...

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  • INDICE

    INTRODUZIONE P. I

    CAPITOLO Ι DISAGIO GIOVANILE E DEVIANZA

    1.1. Disagio, disadattamento e devianza p. 1

    1.2. Aggressività come indicatore di disagio, disadattamento e devianza p. 11

    1.2.1. Il piano sociologico p. 12

    1.2.2. Il piano psicologico p. 17

    1.2.3. Il piano bio-medico p. 19

    1.3. Aggressività: cos’è e come si manifesta p. 20

    1.4. Il bullismo p. 25

    1.4.1. Tipi di bullismo p. 33

    1.4.2. Il bullo p. 35

    1.4.2.1. Il bullo aggressivo p. 37

    1.4.2.2. Il bullo ansioso p. 38

    1.4.2.3. Il bullo passivo p. 39

    1.4.2.4. Bulli temporanei p. 40

    1.4.3. La vittima p. 41

    1.4.3.1. La vittima passiva p. 42

    1.4.3.2. La vittima che provoca p. 43

    1.4.3.3. Lo spettatore silenzioso p. 44

    CAPITOLO ΙΙ IL GRUPPO DI PARI TRA “CENTRO” E “PERIFERIA”

    2.1. Le caratteristiche del gruppo dei pari p. 48

  • 2.2. Il linguaggio adolescenziale e la cultura Hip Hop p. 58

    2.2.1. Il gergo p. 61

    2.2.2. La cultura Hip Hop p. 65

    2.3. I luoghi di aggregazione p. 69

    2.3.1. La scuola p. 70

    2.3.2. I centri aggregazionali p. 71

    2.4. La strada e il tempo libero p. 74

    2.4.1. Il tempo libero p. 77

    CAPITOLO ΙΙΙ EDUCARE IN STRADA

    3.1. Cos’è l’educazione di strada p. 80

    3.1.1. La strada come luogo educativo p. 89

    3.2. Ruolo e compiti dell’educatore di strada p. 91

    3.3. Intervista ad un operatore p. 98

    3.3.1. L’intervista p. 98

    3.4. Il progetto “On The Road” p. 104

    3.4.1. Ex legge 285/97 una legge a tutela dei minori p. 104

    3.4.2. Il progetto p. 106

  • ΙNTRODUZIONE

    Il fenomeno delle bande giovanili è una realtà immanente nella società

    contemporanea e allo stesso tempo è un argomento problematico da affrontare

    data la particolare fase evolutiva in cui si trovano gli adolescenti.

    E' solo uno stereotipo culturale la convinzione, piuttosto diffusa, che

    l'infanzia e l'adolescenza costituiscano una irrepetibile fase della vita umana

    in cui non sono presenti preoccupazioni e angosce e l'esistenza scorre sempre

    in una atmosfera serena e gioiosa. In realtà la condizione di chi si affaccia alla

    vita è tutt'altro che facile: la fatica di crescere è notevole perché l'esperienza

    di fallimento è continua, perché i dubbi predominano sulle certezze, perché

    un profondo disagio è sempre presente anche se spesso non viene esplicitato.

    La condizione di disagio è comune a tutta la generazione che si apre

    alla vita ed il bisogno di un particolare e significativo sostegno da parte della

    famiglia e della società in generale è identico per tutti i soggetti in

    formazione. Alcuni, purtroppo, aggiungono alle normali difficoltà del

    processo evolutivo situazioni di insufficienze oggettive individuali, familiari e

    sociali che rendono molto più a rischio l'itinerario evolutivo e che rendono più

    facile che il disagio si trasformi in disadattamento prima e devianza poi.

    Alla base del fenomeno delle bande giovanili vi è appunto un disagio

    caratteristico dell’età adolescenziale che può rimanere inespresso, ma che in

    alcuni casi può portare alla devianza vera e propria. La mia analisi del

    fenomeno delle bande giovanili parte proprio dallo studio del disagio in tutte

    le sue forme, come base, per poi analizzare i vari comportamenti devianti

    I

  • caratteristici dell’età adolescenziale. Uno di questi è proprio il bullismo che si

    costituisce come una degenerazione del comportamento aggressivo degli

    adolescenti, in cui si assiste a prevaricazione, minacce, ricatti e aggressioni

    fisiche da parte di un ragazzo o gruppi di ragazzi verso compagni della loro

    stessa età. È stato questo l’argomento della prima parte del mio lavoro.

    Nella seconda parte invece, ho analizzato le caratteristiche dei “gruppi”

    di giovani, le abitudini, il modo di interagire tra loro e con la società, ed infine

    il contesto in cui vivono. Durante l’adolescenza infatti, il giovane sente

    l’esigenza di staccarsi dalla famiglia per intraprendere rapporti significativi

    con i coetanei. Se, da una certa età in poi, la conferma della propria identità

    viene ricercata fuori dai rapporti familiari, si può facilmente immaginare

    quanta importanza abbiano i coetanei, soprattutto i compagni di classe,

    durante l’adolescenza e quanto il rapporto con loro possa influire sul proprio

    stato d’animo.

    I giovani ricercano se stessi, prendendo le distanze dagli adulti, con un

    linguaggio tutto loro cui solo loro hanno accesso o con il linguaggio del corpo

    che sostituisce quello dell’abito; non più capi firmati dalla testa ai piedi per

    proclamare una identità, ma tatuaggi e piercing, anche segreti, che parlano a

    loro stessi e ai membri della stessa compagnia, in privato. Tutto ciò porta alla

    formazione di una vera e propria subcultura, alternativa a quella degli adulti.

    Ma per una riflessione adeguata sui giovani e sul loro modo di vivere

    non si può prescindere dall’analisi dei luoghi in cui i giovani trascorrono il

    loro tempo libero, i luoghi in cui i giovani si incontrano ed hanno modo di

    interagire tra di loro. Luoghi che possono essere formali o informali. Tra i

    II

  • luoghi formali c’è sicuramente la scuola che costituisce il primo luogo in cui

    un giovane può incontrare i suoi coetanei. Tra i luoghi informali invece, il più

    importante è la strada, la piazza, il parcheggio, il muretto, le vie, i cortili,

    giardini, campetti e panchine sono i luoghi della strada in cui i ragazzi si

    ritrovano.

    La strada rappresenta il luogo in cui i giovani ricercano l’aggregazione,

    è il luogo dove si creano culture alternative, stili e modelli di comportamento,

    ma è anche il luogo del disagio, di situazioni a rischio di emarginazione e

    devianza se non addirittura di irrecuperabilità.

    È in questo contesto che si colloca l’argomento della terza parte del

    mio lavoro che si propone di offrire una risposta alla situazione di disagio in

    cui si trovano i giovani che hanno fatto della strada il loro primo luogo

    d’incontro. Questa risposta è costituita dal lavoro di strada. L’educativa di

    strada è un approccio pedagogico che ha l’obiettivo di trasformare la strada da

    luogo che produce disagio a spazio di relazioni e socialità in cui tanti ragazzi

    crescono e passano il loro tempo. Questa metodologia, ad ogni modo,

    rappresenta una rivoluzione rispetto alla tradizionale logica di intervento

    educativo, secondo cui l’utente deve incontrare gli operatori recandosi nei

    luoghi strutturati e predisposti a fornire servizi. In questo caso è l’educatore

    che va incontro e raggiunge gli adolescenti nei luoghi della loro quotidianità.

    Per approfondire i temi trattati precedentemente e per avere una

    visione totale dell’argomento, ho pensato che sarebbe stato utile avere un

    responso “sul campo”. È per questo che ho deciso di contattare un’educatrice

    di strada, la quale mi ha fornito, attraverso una breve intervista, informazioni

    III

  • dettagliate circa l’educativa di strada ed in particolare sul progetto svolto

    dalla cooperativa per cui lavora.

    Il risultato di questo incontro, è stato la possibilità di raccontare la vita

    di questi operatori ed illustrare dettagliatamente il progetto “On the Road”,

    che li ha visti protagonisti.

    IV

  • CAPITOLO I: DISAGIO GIOVANILE E DEVIANZA

    1.1. Disagio, disadattamento e devianza

    L’identità dell’adolescente e del pre-adolescente è mutata nel corso

    degli ultimi decenni con l’avvento della “società di massa”, della “società dei

    consumi”, della cultura dei “media” e poi della crisi e trasformazione della

    famiglia, del mutamento radicale dei valori sociali, dello stile di vita

    complessivo. Il pre-adolescente e l’adolescente sono oggi dentro una fase

    della vita che si è prolungata, per la dipendenza dalla famiglia, per

    l’insicurezza economica, per lo stare a lungo in formazione. Tutto ciò

    provoca disagio espresso in molte forme: nel ribellismo; nell’auto-lesionismo

    (tipo bulimia o anoressia), nel vivere al limite le esperienze (sfide coi motori,

    etc.) e delinea uno stato d’animo diffuso di tensione, di rabbia, di insofferenza

    che si manifesta in famiglia, nella società e anche nella scuola con

    atteggiamenti di rifiuto delle regole, di indifferenza alla cultura, di resistenza

    all’impegno.

    Questo, però, manifesta un disagio profondo di cui la scuola non può

    ignorare l’esistenza, anzi: lo deve saper riconoscere e prepararsi a trattarlo

    senza demarcarlo come devianza. Deve saperlo capire: cioè diagnosticare,

    interpretare e affrontare.